Politica
L’OPINIONE NAZIONALE
Avendo espresso il profeta Zaccaria quale esempio integerrimo di
pluralismo dell’informazione televisiva pubblica (vedi Palavobis), dopo i
palazzi della giustizia, la Sinistra fa il girotondo anche presso alcune sedi
della RAI. Il messaggio è chiaro: le istituzioni sono “cosa nostra”. Se vince
legittimamente il centro-destra non vale. E allora si avvia la triplice
spallata nel tentativo (questa volta vano stante i numeri della maggioranza
parlamentare), di far cadere il Governo come nel ’94.
Si comincia con i salotti televisivi
(Santoro docet), poi si passa alla Piazza, e infine al sostegno di Borrelli
& Company. Ma Berlusconi è proprietario delle reti televisive Mediaset,
dicono. E la gran parte dei Cittadini italiani hanno infatti risposto. Prima
facendogli vincere il Referendum sulle TV, poi con il consenso alle Europee,
alle Regionali e alle Nazionali. Hanno proprio votato Lui. Non come è successo
a D’Alema che è andato a Palazzo Chigi grazie a manovre interne sostenute
immoralmente dai “ribaltoni”, per lo più dopo aver dichiarato a Biagi nel ’96
di voler diventare Premier solo per volontà dei Cittadini.
Allora delle due ipotesi una: o la sovranità non appartiene al
popolo come sancisce la Costituzione repubblicana, oppure voi siete
antidemocratici. E’ già, perché non sapete perdere. Non vi va proprio giù. Ma
come, avete governato cinque anni risanando la finanza del Paese, portandolo in
Europa, e gli italiani non vi hanno premiato? Allora non era vero. E il
conflitto d’interessi l’avete lasciato nel cassetto per anni, e oggi brontolate
come se la proprietà privata non fosse un diritto acquisito in uno Stato libero
e democratico?
La verità è un’altra. Criminalizzare il
nemico politico (non l’avversario purtroppo), non ha pagato e non paga. Non
basta infatti “il cartello dei NO” – come dice Bertinotti – ci vogliono le
proposte politiche per vincere. E la credibilità delle persone, aggiungo io.
Berlusconi, contrariamente ai vostri funzionari di partito o di sindacato, è
abituato a lavorare. Avete mai pensato a questo? I Cittadini non ne possono più
di chiacchiere, discussioni e dibattiti. Voi siete maestri nel porre i problemi
seri, come dite con un linguaggio superato dalla comunicazione attuale. Se ne
aveste risolto qualcuno, forse vincevate! E noi l’avremmo accettato serenamente
come nel 1996.
Ecco perché il vostro girotondo è patetico. Perché avete dato
pessimi esempi e non avete proposte politiche alternative, né leader credibili.
Io auspico una opposizione non dura, ma durissima. Fatta però di
contro-proposte, non di offese personalizzate che vi ritornano contro. Moretti
e Fo non l’hanno capito. Benigni sì. E che differenza c’è, chiedeva qualcuno,
tra la faziosità di Fede e quella di
Santoro. Semplice: quella di Santoro la paghiamo tutti col canone; quella di
Fede è gratis. Vi sembra poco?
L’OPINIONE NAZIONALE
Nel bene e nel male siamo un Paese fantasioso, e pertanto unico
e riconoscibile anche se talvolta paradossale. E già perché non solo alcuni
esponenti politici di tradizione cattolica stanno coerentemente con noi in
Europa e un po’ meno con la Sinistra in Italia, ma anche perché abbiamo
assistito ad una palese faziosità politica espressa radicalmente da taluni
magistrati. Ritengo siano queste le vere anomalie della storia politica
italiana del tardo Novecento, e non certo i conflitti d’interesse di Berlusconi
votato più volte in modo libero e democratico dalla maggioranza dei Cittadini
della nostra penisola.
Ho sentito gridare a Milano “resistere, resistere, resistere” e
a Roma che Fede è un “pericoloso squadrista degli anni ‘50”. Come se non
bastasse l’ottimo Santoro, in una sua trasmissione televisiva RAI incentrata
appositamente sull’autocritica della Sinistra per non ospitare esponenti della
CDL, ha lasciato esprimere lungamente un professore universitario fiorentino il
quale ha ripetutamente affermato che il
Capo del Governo è immorale, illegittimo e illegale. Ecco che allora il
paradosso prende sempre più corpo.
Basta infatti che il Premier apra bocca anche solo per parlare
di calcio, del tempo, oppure delle riforme, che subito si grida allo scandalo o
peggio ancora all’attentato alla democrazia. Il rispetto delle minoranze è non
solo costituzionale, ma sacrosanto. Ci vediamo costretti però, paradossalmente
appunto, a chiedere anche il rispetto della maggioranza che governa.
Cofferati riempie pacificamente le piazze e fa bene. Ma si
comprenda pure che c’è più gente silenziosa che se ne sta a casa perché non è
d’accordo. Abbiamo largamente vinto le elezioni impegnandoci sostanzialmente
per l’occupazione, la sicurezza e la solidarietà sociale. A fine legislatura
gli Italiani, in modo libero e democratico, giudicheranno se erano solo facili
slogan oppure no. Se i fatti come credo ci daranno ragione, l’ex sindacalista,
ormai leader con Bertinotti della Sinistra estrema, dovrà amaramente prenderne
atto magari anche dentro le urne elettorali.
Per intanto auspico che il confronto
politico, anche se aspro, rientri nei limiti della democrazia parlamentare ove
le opinioni che rappresentano la sovranità popolare si possono numericamente
contare. Che l’opposizione eserciti il suo ruolo come ritiene più opportuno, senza
però pretendere che la maggioranza di governo non eserciti responsabilmente il
potere di ammodernare l’apparato statale tramite le riforme per far entrare
davvero l’Italia in Europa.
L’OPINIONE NAZIONALE
La prima regola
dell’onestà intellettuale è quella di riconoscere i meriti e le capacità
altrui. Pertanto è fuori discussione il diverso spessore artistico dei citati, perché la questione in argomento è
tutt’altra. Credo sia altrettanto indiscutibile sottolineare che la vera
Cultura, essendo un condiviso valore assoluto di civiltà, non sia né di Destra
né di Sinistra.
Ciò premesso, quello che balza agli occhi dello spettatore
televisivo criticamente attento, è l’atteggiamento di taluni intellettuali che
non celano affatto il loro credo politico. E fin qui niente di anormale.
L’aspetto singolare riguarda infatti il loro essere servili e supini quando la
loro parte governa il Paese, facili predicatori astiosi contro il nemico
politico quando la loro parte perde le elezioni com’è successo di recente.
Nello specifico, al Jovanotti demagogicamente pacifista, Sgarbi
ha giustamente obiettato che col suo modo di pensare ci sarebbe ancora Hitler
in Europa. L’anticlericale Dario Fo, da quando alcuni voti cristiani gli fanno
comodo, ha dichiarato che non è d’accordo con la Chiesa ma neanche contro di
essa. La buffonata, in senso teatrale ovviamente, è in questo caso duplice. Non
solo per la nota blasfemia delle sue opere, ma anche perché gli è stato
conferito paradossalmente il Nobel per la letteratura rappresentando nel mondo
della Cultura un’autentica “presa in giro” a danno di Mario Luzi che è
unanimemente riconosciuto come il più grande poeta italiano vivente. Non meno
patetico l’intervento di Nanni Moretti in piazza Navona che ha accusato Fede di
essere un pericoloso squadrista, diventando poi un convinto organizzatore di
girotondi. Suggerirei a costoro di provare a passare dall’altra parte del muro.
Ovvero di candidarsi a Sindaco o ad Assessore nei Comuni di residenza,
verificando in prima persona come diventi fragile la loro faziosità pubblica
quando ci si trova a dover dare risposte concrete ai problemi dei Cittadini.
Altrimenti è troppo facile predicare con demagogia stando a Sinistra da
privilegiati miliardari.
Una diversa valutazione merita invece Roberto Benigni, che ha
dimostrato di essere di un livello intellettuale più elevato ed onesto rispetto
ai suoi compagni poc’anzi nominati. Sapendo benissimo che la vera Satira è per
definizione contro il potere in tutte le sue forme, ha esordito sul
palcoscenico dell’Ariston di San Remo citando sia Hitler che Stalin e
decantando Dante. Però anche lui, per non essere Pinocchio, dovrebbe fare
qualcosa in più. Intendo dire che “La vita è bella” è certamente un buon film
anche se non da Oscar. A quando, gli chiedo, un’opera storica dedicata agli 85
milioni di morti del Comunismo, assai meno pubblicizzati degli altri 6, magari
raccontando la storia di uno dei tanti Preti uccisi anche da Fidel Castro sui
sagrati delle chiese?
Marzo 2002
APPENNINO
“ COMUNITA’ MONTANA: ENTE INUTILE ? ”
La
Legge 3 dicembre 1971 n°1102 che istituì le Comunità Montane, si prefiggeva che
avessero “la funzione di promuovere, coordinare e orientare le diverse
iniziative di sviluppo economico ed economico-sociale del territorio nel
rispetto e nella tutela attiva dell’equilibrio ambientale del territorio
stesso”.
Ma
con il crepuscolo della civiltà contadina, al primo acquazzone significativo,
la nostra montagna inizia a franare ovunque con estrema fragilità dimostrando
che uno dei compiti primari della CM, ovvero quello della tutela del territorio
dal dissesto idrogeologico, viene clamorosamente meno.
E
nemmeno si è concretamente dato seguito all’attuazione dei Piani Regolatori
Associati, concertando cioè una pianificazione dello sviluppo territoriale
rispettosa della nostra tradizione urbanistica, che attraverso la conseguente
ricaduta storico-turistica, avrebbe rilanciato lo sviluppo economico
dell’intero comprensorio montano in cui viviamo.
Mi pare, a oltre trent’anni dalla loro istituzione,
che il risultato effettivo sia sotto gli occhi di tutti: inutile burocrazia, e
costose poltrone di potere da mantenere. Sarebbe dunque meglio chiuderle,
ridistribuendo le competenze in capo ai Comuni, e con le risorse economiche
risparmiate le Regioni dovrebbero finanziare le unioni comunali di servizi ai
Cittadini. In questo modo si potrebbe davvero ottenere una più conveniente ed
efficace pluralità di servizi associati tra Comuni simili per identità
territoriale e socio-economica, salvaguardando nel contempo il patrimonio di
memorie e sentimenti che, profondamente radicato, alberga sotto i rispettivi
campanili.
Maggio 2002



Bologna, 15 aprile 2002
Al
Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Silvio Berlusconi c/o Palazzo Chigi
Piazza Colonna 1, 00185 ROMA
Al Ministro Infrastrutture e Trasporti
On. Pietro Lunardi c/o Ministero
Piazza
di Porta Pia 1, 00198 ROMA
Oggetto: Legge 13/89.
La presente per sottolineare che la promulgazione
della Legge in oggetto, inerente l’abbattimento e il superamento delle barriere
architettoniche, ha rappresentato un significativo esempio di civiltà sociale
che ha favorito la qualità della vita di migliaia di disabili.
Negli anni a seguire la sua introduzione,
la normativa in questione è sempre stata finanziata con importo annuale pari a
20 Miliardi di Lire che le Regioni hanno provveduto a distribuire direttamente
ai Comuni dai quali provenivano le richieste dei singoli Cittadini.
Essa però ha sovente riscontrato una non
piena applicazione, a causa della mancanza di controlli che gli Enti preposti
avrebbero dovuto rigorosamente svolgere per far sì che non venissero disattesi
i diritti fondamentali di una delle più deboli categorie sociali.
Suggerisco pertanto quanto di seguito
esposto:
In attesa di un cortese riscontro,
l’occasione è particolarmente gradita per manifestare i miei migliori saluti.

LA CROCIATA DI DON GELMINI CONTRO L’ISLAM:
30266. ROMA-ADISTA. Parte dall’hotel Parco dei
Principi di Roma l’ultima crociata contro l’Islam. A guidarla è don Pierino
Gelmini da Amelia, accorso nella Capitale, lo scorso 4 marzo 2002, come
testimonial della "Carta dei valori" di Alleanza Nazionale, manifesto
politico liberal-conservatore dei seguaci di Gianfranco Fini che, alle
consuete parole d’ordine Patria, famiglia e ordine, affianca il nuovo verbo
neoliberista: flessibilità, sussidiarietà e privatizzazioni, a cominciare dalla
scuola.
Don Gelmini inizia a parlare di droga sparando a zero
sulla logica della riduzione del danno ("un minimalismo sociale"), ma
l’intervento del sacerdote, fondatore delle comunità Incontro, sconfina presto
nel fondamentalismo da guerra santa. "I musulmani tra poco in Italia
saranno il 10-15 per cento della popolazione e metteranno a rischio la purezza
dei nostri valori - dice, ripreso da quasi tutti i quotidiani nazionali - un
tempo venivano per depredare le nostre città, oggi c’è una nuova parola
d’ordine: sposare le donne cattoliche per convertirle all’Islam. Bisogna
bloccare questo germe". La platea va in delirio, tutti si alzano in piedi,
si spellano le mani, riferiscono le cronache il giorno dopo. Fini, che poco
prima aveva parlato di solidarietà e della "necessità di integrare chi
viene a lavorare", all’inizio osserva, poi però si unisce agli applausi.
Ma quella di don Gelmini non è una posizione isolata
all’interno della Chiesa italiana. Lo scorso 24 gennaio, in occasione del
Consiglio permanente della Cei, il card. Camillo Ruini aveva messo in
guardia sul fatto che una immigrazione incontrollata avrebbe potuto essere una
minaccia per "l’identità storica" del nostro Paese (v. Adista n.
09/00) e, pochi giorni dopo, il segretario generale della Cei, mons. Ennio
Antonelli, aveva invitato le donne cattoliche a valutare con prudenza
l’opportunità di sposare un musulmano. "Ma un conto è ricordare,
soprattutto alla donna, quali sono le implicazioni a cui va incontro sul piano
giuridico e religioso se è cattolica - commenta Alceste Santini
sull’"Unità" del 5 marzo - altro è accusare, come ha fatto don
Gelmini, i musulmani di avere un vero e proprio piano per sottrarre le donne
cattoliche alla loro Chiesa per farle diventare seguaci di Maometto".

MONGHIDORO
“ GIUNTA:
DATTI UNA MOSSA.“
Credo che la
critica costruttiva sia la sola a possedere dignità autonoma, specie se ad
esercitarla sono coloro che rappresentano un esempio assai lontano dalle
sterili chiacchiere.
Da
voce libera di cattolico-liberale non posso non spronare pubblicamente la
locale Giunta che ho votato ad una veloce concretezza operativa. Sebbene 3 su 5
componenti l’attuale organo esecutivo siano gli stessi della precedente
Amministrazione, sono emersi in questi primi mesi di lavoro un metodo lento ed
una incertezza decisionale preoccupanti.
In
quasi un anno di attività si è infatti gestito soltanto l’ordinario,
beneficiando di lasciti pregressi quali ad esempio il Centro Handicap e il
completamento dell’edificio della Scuola Materna. Ma per gestire l’amministrazione
ordinaria bastano gli uffici. La Giunta precedente, nel bene e nel male, ha
sempre operato in ordine all’attività straordinaria con estrema concretezza e
ritmi imprenditoriali.
Mi
domando: dal momento che per vincere le elezioni si è dichiarata continuità con
chi ha governato prima, cosa si aspetti ad avviare i progetti non realizzati.
Costruzione di un campo da tennis coperto, completamento della riqualificazione
architettonica di piazza Ramazzotti con fontana, allestimento di una stazione
d’informazione televisiva, per citarne alcuni.
Non
ci sono fondi? Discutibile. Si possono comunque definire provvedimenti
significativi a “costo zero”. La promozione del nuovo PRG nei borghi storici
per incentivarne il recupero, la pedonalizzazione di via degli Olivetani e
dell’ingresso alla Cisterna eliminando parcheggi quantomeno inopportuni,
l’approvazione del regolamento del parco La Martina destinando le strutture del
Cavet a future finalità storico-turistiche, un rigoroso controllo edilizio e
nei cimiteri, la verifica fiscale ed estetica delle insegne commerciali,
l’approvazione del nuovo regolamento di polizia urbana e del piano per
l’estrazione dell’arenaria.
Auspico dunque che la Giunta si dia una mossa: quattro anni passano in
fretta. A quando la prima opera pubblica degna di passare alla storia? O forse
si vuol passare alla geografia, nonostante l’imminente arrivo dalla Regione di
cospicui finanziamenti non certo casuali. Amichevolmente,
20/2/2002.

MONGHIDORO
“TRASPORTO
PUBBLICO FERMO A CINQUANT’ANNI FA”
Mia madre doveva recarsi
alcuni giorni fa ad una visita specialistica al S.Orsola. Non potendo mio
malgrado accompagnarla in auto, ho consultato in Internet il bellissimo sito
dell’ATC alla ricerca dell’orario compatibile con la sua esigenza sanitaria
scoprendo un dato ufficiale che mi ha sconvolto.
Uno dei principali problemi di noi
montanari è da sempre quello della mobilità, ovvero della possibilità di
accedere a posti di lavoro e servizi in un tempo ragionevolmente breve.
Percorrendo la Futa il tempo teorico (traffico permettendo), che una corriera
impiega da Monghidoro per raggiungere l’autostazione di Bologna è di un’ora e
venticinque minuti, transitando per i viali di porta S.Vitale.
Cinquant’anni fa mio padre, con le pesanti
FIAT 682 della SITA con guida ancora a destra, cambio non sincronizzato,
volante enorme, neve e ghiaccio da ottobre a maggio, passando per il più lungo
percorso urbano dei viali di porta Saragozza, impiegava un’ora e quaranta
minuti con affidabilità e sicurezza garantite. Se tecnicamente consideriamo il
tragitto urbano più lungo per giungere all’autostazione, e i “due tempi” per
eseguire il cambio delle marce otteniamo lo stesso tempo di percorrenza
attuale, se non addirittura inferiore.
Ma com’è possibile che oggi che le corriere
non sono più tradizionalmente tali, ma dei moderni autobus con cambio
sincronizzato o addirittura “variatore automatico dei rapporti”, scocca leggera
in vetroresina, motori più potenti e veloci, inverni pressoché inesistenti, il
96 che serve Pianoro, i montanari debbano subire la stessa distanza temporale
dalla città di mezzo secolo fa. L’ATC si è mai posta questo problema, mi
chiedo.
Mi pare vi siano tutte le condizioni per
impiegare, ragionevolmente, lo stesso tempo di percorrenza di un’automobile
guidata a velocità turistica. Qualche proposta per riuscirci? Fermate
obbligatorie sino a Pianoro, scorciatoia detta della Piscina quando le
condizioni stradali lo consentano, impiego di più Bus di dimensioni ridotte,
per esempio. Forse aumentano i costi? La Regione sproni allora l’ATC a
razionalizzare a favore delle linee di montagna gli stanziamenti che le
elargisce per ottenere il pareggio di bilancio, senza penalizzare altri.
Non sarà forse che avere ufficializzato il
2002 quale “anno internazionale delle montagne” sia una semplice scusa per
lasciare irrisolti problemi cronici quali decentramento e mobilità? Nel senso che
se ne parla, qualche buon intento retorico, o qualche buona Legge non
applicata, poi l’anno passa e questi problemi rimangono a solo carico del
vivere quotidiano dei montanari accentuando sempre più gli squilibri tra noi e
i residenti della pianura. Spero di no. Altrimenti propongo una provocazione istituzionale tutt’altro
che insensata. Chiudiamo le Comunità Montane che non servono a niente, e con i
soldi pubblici risparmiati la Regione diminuisca sensibilmente il carico di
pressione fiscale a coloro che risiedono in montagna.
21 marzo 2002.

Roma, 10 aprile 2002
Al Presidente della Camera dei Deputati
On. Pier Ferdinando Casini – SEDE
Il sottoscritto On…………., Vice Presidente del gruppo parlamentare
Forza Italia:
premesso
- che la Legge 13/89 circa
l’abbattimento e il superamento delle barriere architettoniche ha rappresentato
un significativo esempio di civiltà sociale;
- che il provvedimento in
questione è sempre stato finanziato negli anni a seguire per un importo annuale
pari a 20 Miliardi di Lire, contribuendo al miglioramento della qualità della
vita di migliaia di disabili;
-
che i Governi di centro-sinistra, nel 1997, hanno finanziato per il triennio
1998/99/2000 la Legge 13/89 con 60 Miliardi di Lire;
considerato
- che la Finanziaria 2002 non
ha previsto i contributi economici a sostegno della normativa di cui trattasi;
- che
le Associazioni di riferimento avevano ufficialmente inoltrato la richiesta di
finanziamento;
- che
tuttavia accade ancora di frequente che gli Enti pubblici preposti al controllo
dell’applicazione della Legge 13/89 in realtà non lo svolgano;
Al Presidente del Club Forza Italia di
Monghidoro
Carissimo………, mio
malgrado, sono costretto a sottrarti alcuni minuti del tuo tempo per una
semplice questione di principio. Mi hanno infatti informato di recente che
nell’ultima riunione di Partito si è parlato anche delle mie dichiarazioni al
quotidiano bolognese Il Resto del Carlino. Sono pertanto a chiederti se ciò
corrisponde al vero perché, in caso affermativo, rappresenterebbe una grave
scorrettezza.
In primo luogo perché lo si sarebbe fatto in mia assenza
(peraltro giustificata); ed in secondo perché nel comunicato stampa che ho
inviato al giornale parlavo a puro titolo personale di Cittadino-contribuente.
Ritengo poi che quanto pubblicato sia purtroppo inconfutabile
visto che l’ho prevalentemente estrapolato dal programma elettorale della Lista
Civica, il quale sta diventando ogni giorno di più una presa in giro dei
Cittadini obbligando molti di loro, tutti di centro-destra, a testimoniarmelo
direttamente.
Il problema non è, come qualcuno ha superficialmente osservato,
fare il gioco degli avversari politici. So bene che i panni sporchi si lavano
in casa, e che infatti si tornerà a votare nel 2006. Al contrario, si tratta
invece dell’onestà intellettuale di un monghidorese di e per Monghidoro, che
possiede un radicato principio di moralità della politica privo di interessi
personali da tutelare o di riscatti sociali da perseguire, il quale sa che le
promesse vanno mantenute.
Ecco perché, con alcuni amici, ho ritenuto di avviare una
riflessione pubblica allargata per verificare, a distanza di un anno, se il diffuso
malumore civico rispetto al patto elettorale sia fondato.
Credo di conoscere il vero pensiero liberale, ed è per questo
che agisco con nome e cognome senza accettare censure da nessuno perché
l’autostima e l’amore per il mio paese non mi consentirebbero di fare
altrimenti. Del resto, come converrai, il pensiero unico ha storicamente
prodotto esperienze politiche degenerate poi nel conflitto sociale.
In vita mia non ho mai cantato nel coro; questo è il mio limite
politico ma anche il mio maggiore pregio caratteriale. Comunque sono da sempre
un cattolico-liberale convinto, tesserato al Partito degli Azzurri nell’autunno
del 1999 (prima tessera politica in quarant’anni), sottoscritta in tempi non
sospetti di minoranza nazionale e molti mesi prima delle ultime elezioni
regionali.
I confini comunali mi sono spesso risultati stretti anche da
Amministratore; perciò mi sono reso disponibile a curare una rubrica di
attualità nazionale per le bacheche, che ritengo di un certo spessore culturale
e con rigore formale.
Tuttavia se la mia presenza critica dovesse nuocere al Partito,
non devi fare altro che comunicarmelo. Credo nella forza oggettiva delle mie
argomentazioni e del mio esempio, indipendentemente dalla tessera che ho. E per
me non sarà certo un problema aderire con animo sereno e spirito collaborativo
ad un’altra componente partitica de La Casa delle Libertà. Certo della tua
attenzione, con chiarezza ti saluto.
2/4/2002
Al Sindaco, e pc agli Assessori e
ai Consiglieri di
Maggioranza del
Comune di Monghidoro - SEDE
OGGETTO
ISTANZA DI INTERESSE GENERALE
A quasi un anno dall’assunzione del mandato amministrativo,
mossi esclusivamente da spirito propositivo ancorché rigoroso, sottoponiamo
all’attenzione delle SS.VV. illustrissime il memoriale fotografico alla
presente allegato quale parte integrante e sostanziale.
Si tratta di una serie diversificata di tematiche, peraltro
rientranti nei programmi elettorali sia della Maggioranza di Governo che della
Opposizione Consiliare che, suddivise per argomenti, vanno dal recupero della
dignità urbanistica alla valorizzazione dell’identità storica, dal traffico e
dai parcheggi sino alle apparenti piccole cose.
Auspichiamo davvero, da
autentici monghidoresi obiettivi in quanto privi di interessi personali da
tutelare e di pregiudizi ideologici o personali da diffondere, che sia giunto
tempo di esprimere un segnale forte nelle direzioni evidenziate.
Solo così infatti si nobilita l’azione politica che
altrimenti rischia di scadere
nell’Amministrazione Ordinaria o, peggio ancora, nella deteriore politica di
facciata e delle clientele.
In particolare, rinnoviamo la nostra stima e fiducia
all’Assessore alla Cultura, il quale dispone di adeguate conoscenze
urbanistiche ed estetiche che possono garantire il corretto rispetto della
storia di Monghidoro e del suo territorio per molti degli interventi necessari
di seguito illustrati.
A proposito di rigore, però, abbiamo volutamente evitato una sin
troppo facile raccolta di firme a sostegno di questo sommario fotografico. Ma
se entro 60 giorni dal suo inoltro, strategicamente prima dell’avviarsi della
stagione turistica, non vedremo concretizzarsi alcune delle iniziative
proposte, e anche, in aggiunta, un impegno scritto sulla parte rimanente che ci
rendiamo conto avere una diversa e più lunga tempistica operativa, avvieremo
una diffusione pubblica del materiale raccolto anche attraverso i diversi
canali mediatici.
Nel trasparente e democratico rispetto dell’interesse generale,
con osservanza salutiamo.
Monghidoro, 20 aprile 2002


Bologna, 17 aprile 2002
Al
Presidente del Consiglio
della Regione Emilia-Romagna
Dott. Antonio La Forgia – SEDE
Il sottoscritto…………………………….,
Consigliere Regionale del Gruppo Forza Italia
premesso
- che i tempi d’attesa per una
visita oculistica presso l’ospedale Simiani di Loiano (BO) hanno ormai
raggiunto i 6 mesi;
considerato
- che la delicatezza di tale
patologia clinica, specie per coloro titolari di patente di guida, mal si
concilia con tale tempistica;
- che
intervenga con urgenza presso la competente AUSL per potenziare il servizio di
Oftalmologia della struttura ospedaliera montana, al fine di mitigare gli
evidenziati problemi sanitari e di sicurezza dei Cittadini.


Bologna, 8 febbraio 2002
Al
Presidente del Consiglio
della Regione Emilia-Romagna
Dott. Antonio La Forgia - SEDE
Il sottoscritto…………………………….,
Consigliere Regionale del Gruppo Forza Italia
premesso
- che numerosi invalidi mi
hanno riferito della loro difficoltà a
rapportarsi con le AUSL circa le procedure burocratiche per l’ottenimento di
protesi e ausili tecnici;
- che a seguito di quanto
poc’anzi esposto emerge una lacuna d’informazione capillare, in particolare sul
contenuto e l’eventuale aggiornamento del nomenclatore tariffario, a svantaggio
di una delle categorie più deboli della società contemporanea;
richiamato
- l’art. 39, com. 2/e, della
Legge Quadro 5 febbraio 1992 n.104 per l’assistenza, l’integrazione sociale e i
diritti delle persone handicappate;


Bologna, 8 febbraio 2002 Agli organi
d’informazione
COMUNICATO STAMPA
“ FORZA ITALIA A SOSTEGNO DEGLI INVALIDI “
Il Consigliere di Forza Italia
dell’Emilia-Romagna …, ha avviato una serie di iniziative diversificate a
sostegno delle principali tematiche che riguardano le condizioni di vita di
milioni di invalidi. Nel dettaglio, l’esponente azzurro, in contatto con
diversi portatori di handicap, ha dapprima chiesto alla Giunta Regionale
d’informare direttamente gli invalidi in merito al nomenclatore tariffario per
l’ottenimento di protesi e ausili tecnici, chiedendo nel contempo al Ministro
della Salute l’aggiornamento del medesimo. “In questo modo, ha spiegato …, si
potrebbero inserire nel nomenclatore diversi strumenti oggi disponibili grazie
alle nuove tecnologie i quali possono mettere nella condizione i disabili di essere
abilissimi”. Poi il Consigliere ha proposto ai Ministri delle Infrastrutture e
delle Politiche Sociali di rilanciare la tematica del superamento delle
barriere architettoniche, istituendo tra l’altro un osservatorio permanente di
controllo affinché le normative vigenti in materia vengano correttamente
applicate dagli Enti pubblici locali. “Il nostro Paese dispone di ottime Leggi,
ha commentato …, come la n.13 del 1989 e la n.104 del 1992; basterebbe farle
rispettare con un po’ di sensibilità e buon senso da parte di tutti per
agevolare il vivere di chi è già costretto a combattere contro le barriere
mentali”. Infine l’esponente di Forza Italia ha invitato il Ministro
dell’Economia e Finanze al riesame delle procedure per l’accertamento dei falsi
invalidi che attualmente avvengono mediante sorteggio. “A mio avviso, ha
dichiarato …, bisogna escludere dagli accertamenti coloro ai quali è stata già
comprovata una patologia scientificamente irreversibile. Inoltre, ha proseguito
il Consigliere Regionale, la soppressione dei benefici economici corrisposti ai
falsi invalidi dovrebbe essere impiegata per aumentare vistosamente le
indennità agli invalidi veri, garantendo loro maggiore autonomia e dunque
maggiore libertà. E ciò nella consapevolezza che nella società contemporanea
deve ancora crescere ed affermarsi la Cultura secondo la quale non esiste la
Normalità ma solo la Diversità”, ha concluso …

LOIANO
“ E’ UNA SCONFITTA LA CHIUSURA DEL CINEMA VITTORIA ”
Segnale
collettivo preoccupante la probabile chiusura del cinema Vittoria di Loiano.
Prima di tutto perché l’interruzione di questo servizio rappresenterebbe un
impoverimento della diffusione culturale; e poi perché, a mio avviso, apre
scenari più ampi e sconcertanti. Credo infatti che la nostra montagna possa
avere davvero una positiva prospettiva futura solo se si comprenderà che è
fattibile già da tempo l’unione dei Comuni (che non è la fusione), per ottenere una più conveniente ed efficace
pluralità di servizi ai Cittadini, salvaguardando nel contempo il
patrimonio di memorie e sentimenti radicato sotto i rispettivi campanili.
Questa è l’unica via concreta che può promuovere e valorizzare le singole
specificità, facendo in modo, ad esempio, che i monghidoresi frequentino
assiduamente il cinema di Loiano e che i loianesi facciano altrettanto con le
piscine di Monghidoro. Ma se l’ottimo Assessore alla Cultura del mio paese non
è riuscito a convincere i responsabili sia del Comune di San Benedetto Val di
Sambro che di Loiano per assumere in convenzione un bibliotecario-archivista,
con evidenti benefici economici per entrambi, non mi pare vi siano le
condizioni per guardare oltre la siepe di leopardiana memoria. E la Comunità
Montana a cosa serve, mi domando. Al primo temporale il nostro territorio frana
ovunque, e se non è in grado di concertare concretamente neanche l’unione dei
servizi culturali fra Comuni simili che ne fanno parte, figuriamoci con i Piani
Regolatori Associati per rilanciare il recupero della nostra tradizione urbanistica
che, attraverso la conseguente ricaduta storico-turistica, rilancerebbe lo
sviluppo economico delle nostre 5 valli. Solo chiacchiere e burocrazia. Dunque
meglio chiuderla, impiegando i pubblici denari sprecati per incentivare appunto
le unioni comunali di servizi ai Cittadini. Tornando nello specifico del cinema
Vittoria, auspico che succeda quanto accadde temporaneamente a Monghidoro a
metà degli anni ’70 per il cinema Aurora. E cioè che si costituisca
spontaneamente un Comitato di Cittadini che ne assicuri il funzionamento
mediante una programmazione alternativa alla multisala sulla fondovalle Savena
(ovvero sia d’intrattenimento che d’essai), magari sfruttando anche uno spazio
aperto per la stagione estiva, in attesa del sostegno di pubblici amministratori
lungimiranti e non invece miopi.
